Seduto Scomposto

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Scienza e Fede: un’infinita commedia?

con 5 commenti

Quando ho deciso di frequentare Chimica all’università, ho fatto una scelta: ho deciso di fare della scienza il mio mestiere. E quando si parla quotidianamente di scienza, è inevitabile arrivare presto o tardi a farsi delle domande cruciali: esiste Dio? Abbiamo diritto, come scienziati, ad indagare su di esso con metodo scientifico? Fino a che punto ci è lecito esplorarne le caratteristiche (se ne ha, ovviamente)?

Da misero studente, voglio solo dire la mia su un argomento che spesso mi ha fatto pensare. Per molto tempo, moltissimi scienziati hanno sostenuto l’idea (largamente diffusa a tutt’oggi) secondo cui scienza e fede costituiscono due campi separati. Completamente separati. Che non possono, e non devono, interferire l’uno nell’altro. Il concetto stesso di fede è inteso come un credere per dogmi, per verità rivelate, per sensazioni interiori che non possono essere indagate e analizzate in quanto “trascendenti”. Fin qui nessun problema, se così stanno i fatti il metodo scientifico non ha nulla da dire in merito alla fede e non sorge alcun tipo di complicazione. Ma come comportarsi quando salta fuori la Bibbia?

La Bibbia, come il Corano, come la Torah o qualsiasi testo sacro, è reputata una prova dell’esistenza di Dio. Qui sorge la contraddizione: infatti, per quel che penso io, se un credente ha una fede come intesa sopra non ha alcun bisogno di prove “tangibili” dell’esistenza di Dio. La “prima” Bibbia si presuppone fosse un manoscritto (anzi, delle tavole di pietra forse) materiale, concreto, tastabile ed osservabile. La domanda che mi pongo ora è: come tale, la scienza, non può per quel tanto in cui riesce, indagare su di esso come un qualsiasi altro oggetto? Credo che la risposta sia un secco “si”. Ma allora, perchè dinazi a smentite storiche, evidenze contraddittorie ed incongruenze enormi ci si ostina a mantenere lo scritto come prova irrefutabile dell’esistenza di Dio?

O si ha fede e basta, o si accetta che la Scienza (con la maiuscola, includendo tutte le sue branche) metta il naso in ciò che le concerne e si accettano le inevitabili conseguenze. Altrimenti è un continuo prendersi in giro, o sbaglio?

Written by Endeeder

Novembre 25, 2008 a 12:20 am

5 Risposte

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  1. Scusa, ma da dove hai tirato fuori l’assunto che la Bibbia o il Corano o la Torah siano considerate la “prova” dell’esistenza di Dio?
    Perché S. Tommaso si sarebbe scervellato a trovare delle prove dell’esistenza di Dio (o prima di lui, S. Anselmo e dopo di lui Cartesio e Liebnitz) se aveva già la prova costituita dalla Bibbia?
    E perché un sacco di religiosi studiano la Bibbia esattamente come si studierebbe qualsiasi altro testo?
    Mi sa che il problema sia un po’ malposto

    etienne64

    Novembre 27, 2008 alle 8:47 pm

  2. Semplice, l’assunto l’ho trovato nella comunità in cui vivo. Quando si domanda a qualcuno di provare l’esistenza di Dio, egli porta come prova la Bibbia, o sbaglio?
    Se mi dite:”No, la Bibbia non è un testo ispirato da Dio, non è una prova dell’esistenza di Dio e non è che un testo come tanti altri” allora non ha nessun senso prenderla come guida. Se, inoltre, è un libro come tanti altri che diritto ha in più di essere studiato rispetto ad un qualunque altro libro?

    Nailor

    Novembre 28, 2008 alle 6:48 pm

  3. Sinceramente, se dovessi dire a qualcuno di non credere più in Dio gli direi di leggere più attentamente la stessa Bibbia. Come scritto in molti libri che affrontano l’arogomento la Bibbia presenta non solo falsi storici, ma ripugnanti questioni etiche (per esempio il comportamento quasi sadico del Dio dell’antico testamento), bruttezze letterarie e pregiudizi radicati. Non sembra per nulla un testo “ispirato da Dio” e la sua lettura non dovrebbe essere diversa da quella che si sperimenta sull’Iliade e l’Odissea. Per quanto riguarda scienza e fede, è meglio non considerare sempre con il termine “fede” il termine “cristianesimo”. Il cristianesimo proprio per le sue radici dogmatiche e per la sua presunzione di imporre agli altri che le scritture siano una verità assoluta è incompatibile con la scienza (che invece va avanti e si sviluppa grazie alla coltivazione del dubbio e quindi della razionalità). L’unica fede che è compatibile con la scienza si trova in delle “religioni” molto ma molto più alte di livello, paragonabili ai sentimenti religiosi dell’antica filosofia greca, il logos, l’archè ecc. Cioè non un Dio con fattezze umane che ci punisce o ci premia a seconda delle nostre azioni, ma un sentimento che nasce dalla meraviglia per l’intelligibilità di questa macchina perfetta che è la stessa natura. Di questo Einstein ne è stato un grande esponente, la sua fede la chiamava “religione cosmica”, che non è altro che un “deus sive natura” cioè Dio come natura. Penso che questa sia la vera fede che hanno tutti coloro che fanno scienza, proprio perchè senza questa la scienza sarebbe invano, e anche tu che hai scelto di studiare chimica (bellissima!) sono sicuro che sei spinto da questo sentimento di meraviglia per la natura e il suo funzionamento.
    La presunzione invece di proclamare come verità assoluta ciò che è scritto in dei libri di migliaia di anni fa che si sono precedentemente tramandati oralmente è incompatibile con la scienza, e le ragioni sono ovvie. Ovviamente c’è tutto il rispetto per chi voglia credere, ma proprio perchè si sta utilizzando il termine “credere” non si può accostare qualcosa di certo, cosa invece il cristanesimo ha sempre fatto a costo di condannare a morte persone che hanno fatto la differenza nella storia dell’intelletto umano, o l’islam che continua a guerreggiare in nome della religione. Molto meglio Buddha, che almeno non aveva la presunzione di altri monoteismi, esso infatti si ispira alla favola bella di un uomo come noi che cerca, sperimenta, sbaglia e infine trova la via per la liberazione della sofferenza e dopo averla trovata la insegna modestamente a chi ne sembra interessato dicendo: “io ho fatto cosi, se vuoi prova anche tu”. Ecco la differenza di livello tra religioni che possono anche avvicinarsi alla scienza e altre che invece non possono (come quelle occidentali). Ovviamente il buddhismo è solo una delle alternative alle basse religioni dogmatiche occidentali. E questo lo diceva anche il premio Nobel per la chimica nel 1996 Harold Kroto (lo cito perchè è nel tuo campo). Egli infatti ha lo stesso punto di vista che ho scritto io in questo commento e aggiunge “il vero problema è che la maggioranza della gente vive una vita miserabile e ha un bisogno disperato di aggrapparsi a qualcosa (per vincere la paura della morte per esempio, entra in causa l’immortalità ecc). Solo una minoranza riesce a uscire e ad accettare che questa vita è tutto ciò che c’è e quanto è finita, è finita”.
    Mi scuso per aver scritto cosi tanto, su questi argomenti si potrebbe parlare per giorni interi, io comunque lo dico a scopo informativo, sono agnostico.
    Un saluto
    Davide

    davidcorner

    Dicembre 14, 2008 alle 3:47 pm

  4. Ti ringrazio per la risposta!
    Condivido pienamente il tuo commento, ma rimango comunque ateo. :P
    Più che altro perché solitamente distinguo fra due ambiti: quello ideale in cui mi riconosco come agnostico e quello comportamentale/materiale in cui mi riconosco come ateo.
    Infatti (un po’ ricordando la scommessa di Pascal), pur essendo agnostico dal punto di vista razionale, nella vita di tutti i giorni ho un comportamento perfettamente ateo (per quanto mi è possibile). Ciò non vuol dire che sbrano bambini, brucio le chiese, distruggo capitelli o che. Semplicemente vivo come se Dio… non ci fosse! :)

    Nailor

    Dicembre 14, 2008 alle 6:29 pm

  5. Esattamente, mi riferivo proprio al punto di vista ideale. Poi certo nella vita di tutti i giorni il comportamento è ateo dove intendo appunto dire che i nostri comportamenti escludono l’esistenza di un eventuale Dio. :)

    davidcorner

    Dicembre 14, 2008 alle 6:49 pm


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