Seduto Scomposto

Un blog che non parla di niente. E che fa anche abbastanza schifo.

Archive for Novembre 2008

Non si pattina sulla CO2

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Ecco la scoperta della settimana: non si può pattinare sul ghiaccio secco. Anche se per molti sarà un po’ la scoperta dell’acqua calda, vediamo di cosa si tratta.

Il CO2 solido viene detto anche ghiaccio secco in quanto se si riscalda il CO2 solido in un contenitore aperto, esso sublima alla temperatura costante di -78,5 °C senza fondere alla pressione atmosferica (1 atm). Dato che il CO2 mantiene una bassa temperatura e non fonde a liquido ha avuto una grande applicazione nel congelamento e nella conservazione dei cibi, oltre ad essere spesso usato in esperimenti che simulano l’assenza di attrito.

Date queste premesse, risulta abbastanza facile capire perché non sia possibile pattinare sul ghiaccio secco. Ciò che rende possibile il pattinaggio sul ghiaccio comune è il fatto che la pressione del pattino scioglie una piccola parte di esso trasformandola in un sottile strato di acqua liquida su cui scorre il pattinatore. Ciò è però possibile solo perché l’acqua passa da solida a liquida.

Nel caso del ghiaccio secco, invece, vi è la sublimazione diretta della CO2 da solida a gassosa, impedendo lo scorrimento del pattino.

Per chi volesse, QUI trovate il diagramma delle fasi della CO2 in formato pdf preso da QUESTO sito.

Written by Endeeder

Novembre 30, 2008 alle 3:18 pm

Prodotto “100% senza chimica”

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Ok, questa l’ho letta su Science Blogs e devo dire che, da studente di chimica, mi ha piuttosto divertito.

L’ilarità nasce dal fatto che il produttore di un noto (si dice nell’articolo sopra) fertilizzante organico annuncia a gran voce nella reclame del prodotto che esso è “al 100% senza chimica”. La frase è riportata anche sulla scatola del prodotto, sul cui retro sono riportate le sostanze “100% senza chimica” di cui è composto, tra cui pentossido di fosforo e ossido di potassio.

Così, la Royal Society of Chemistry, non al corrente della scoperta dell’esistenza di sostanze simili, ha deciso di dare un premio di un milione di sterline al caparbio scienziato che porti loro una sostanza al “100% senza chimica”.

Vedremo come andrà a finire anche se, in questi tempi di crisi, tutti quei soldi non guasterebbero davvero (anche se fossimo in uno splendido momento per l’economia, a dir la verità) !

Written by Endeeder

Novembre 27, 2008 alle 10:32 pm

Scienza e Fede: un’infinita commedia?

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Quando ho deciso di frequentare Chimica all’università, ho fatto una scelta: ho deciso di fare della scienza il mio mestiere. E quando si parla quotidianamente di scienza, è inevitabile arrivare presto o tardi a farsi delle domande cruciali: esiste Dio? Abbiamo diritto, come scienziati, ad indagare su di esso con metodo scientifico? Fino a che punto ci è lecito esplorarne le caratteristiche (se ne ha, ovviamente)?

Da misero studente, voglio solo dire la mia su un argomento che spesso mi ha fatto pensare. Per molto tempo, moltissimi scienziati hanno sostenuto l’idea (largamente diffusa a tutt’oggi) secondo cui scienza e fede costituiscono due campi separati. Completamente separati. Che non possono, e non devono, interferire l’uno nell’altro. Il concetto stesso di fede è inteso come un credere per dogmi, per verità rivelate, per sensazioni interiori che non possono essere indagate e analizzate in quanto “trascendenti”. Fin qui nessun problema, se così stanno i fatti il metodo scientifico non ha nulla da dire in merito alla fede e non sorge alcun tipo di complicazione. Ma come comportarsi quando salta fuori la Bibbia?

La Bibbia, come il Corano, come la Torah o qualsiasi testo sacro, è reputata una prova dell’esistenza di Dio. Qui sorge la contraddizione: infatti, per quel che penso io, se un credente ha una fede come intesa sopra non ha alcun bisogno di prove “tangibili” dell’esistenza di Dio. La “prima” Bibbia si presuppone fosse un manoscritto (anzi, delle tavole di pietra forse) materiale, concreto, tastabile ed osservabile. La domanda che mi pongo ora è: come tale, la scienza, non può per quel tanto in cui riesce, indagare su di esso come un qualsiasi altro oggetto? Credo che la risposta sia un secco “si”. Ma allora, perchè dinazi a smentite storiche, evidenze contraddittorie ed incongruenze enormi ci si ostina a mantenere lo scritto come prova irrefutabile dell’esistenza di Dio?

O si ha fede e basta, o si accetta che la Scienza (con la maiuscola, includendo tutte le sue branche) metta il naso in ciò che le concerne e si accettano le inevitabili conseguenze. Altrimenti è un continuo prendersi in giro, o sbaglio?

Written by Endeeder

Novembre 25, 2008 alle 12:20 am